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Sui social network la tua privacy è a rischio, anche se non sei iscritto
Post by: Mv service
08/08/2020 16:15

Non basta non avere un profilo o cancellarsi da queste piattaforme: i post degli amici rendono possibili previsioni accurate sulle attività future anche di un utente non iscritto. Così la privacy diventa un fatto collettivo

(foto: Maartje Van Caspel/EyeEm/Getty Images)

Su Facebook e Twitter la propria privacy può essere a rischio. Anche se non si è iscritti a questi social network. Il potenziale danno arriverebbe, un po’ come il fumo di seconda mano, dai post degli amici attivi su questi social. A mostrarlo, oggi, uno studio di tre ricercatori dell’università del Vermont, negli Stati Uniti, e di Adelaide, in Australia. I ricercatori svelano come non sia sufficiente non iscriversi su queste piattaforme o rimuovere il proprio profilo. Anzi: la presenza di post o tweet di amici fa sì che gli strumenti matematici possano prevedere gli incontri e le attività future di chi non è iscritto con un’elevata precisione. I risultati sono pubblicati su Nature Human Behavior.

I ricercatori hanno raccolto più di 30 milioni di messaggi su Twitter pubblicati da quasi 14mila persone. Fra questi, hanno selezionato circa mille individui con un numero di follower che andava dai 50 ai 500. Gli scienziati, del dipartimento di matematica e statistica dell’Università del Vermont, hanno applicato un modello computazionale che misura l’entropia, intesa in questo caso come stima dell’incertezza di ciò che l’utente scriverà nei messaggi futuri: un’entropia più alta corrisponde a una minore capacità di prevedere il tweet successivo.

Nell’analisi dei messaggi sono stati tenuti in considerazione diversi parametri: l’estensione del testo per fornire una certa informazione e il tipo di linguaggio, quanto era recente l’informazione, il rapporto fra gli individui che interagiscono condividendo o commentando il messaggio ed altre proprietà legate alla struttura dei social network. Una volta ottenuta la stima dell’entropia, i ricercatori hanno applicato un calcolo che consente di valutare la probabilità che un algoritmo riesca a prevedere con esattezza le parole future di un utente.

Dall’indagine emerge che è sufficiente avere i messaggi di 8 o 9 persone in contatto con un dato utente per riuscire a prevedere in maniera molto accurata il tweet successivo, come riuscirebbe a fare un follower. Ma non è tutto: è possibile prevedere le mosse anche di un utente non iscritto o che ha abbandonato il social. Secondo i risultati i messaggi nei post sui social media, pubblicati dagli amici, riescono a prevedere anche le attività di chi non è sul social, con “un’accuratezza del potenziale predittivo” pari al 95%. In linea di principio, si potrebbe prevedere in maniera approssimativa cosa twitterebbe un utente che non è su Twitter, spiega in un articolo su Science James P. Bag, primo autore del paper. Tuttavia, per farlo sarebbe necessario avere l’elenco degli amici e i messaggi, anche se già diverse app chiedono l’accesso alla lista dei contatti e spesso li condividono.

Studiare come migra l’informazione attraverso i social è molto importante per comprendere meglio movimenti politici, fra cui proteste o elezioni nazionali, e l’andamento di alcuni brand commerciali legati ad aziende. Su piattaforme come Facebook o Twitter c’è una vasta quantità di informazioni su questi fenomeni forniti dagli utenti e dai loro contatti.

“Dovremmo smettere di preoccuparci del controllo della privacy individuale”, scrive in un altro articolo su Nature Human Behavior, David Garcia, scienziato computazionale all’Università di Medicina a Vienna, non coinvolto nello studio. “Dovremmo spostarci verso un paradigma che si basa su una privacy strutturata in una rete e sul fatto che la decisione di mantenere un’informazione privata è influenzata dalle scelte degli altri.

In questo caso, prosegue Garcia, gli autori hanno considerato i tweet trattando allo stesso modo tutte le informazioni e non hanno approfondito il legame fra il contenuto dei messaggi e la possibilità di delineare un profilo personale o caratteriale dell’utente. Tuttavia, prosegue Garcia, precedenti ricerche hanno mostrato che è possibile ottenere da queste informazioni elementi sulla vita della persona, dalla religione all’orientamento sessuale e politico fino al paese di residenza. Anche per questo, conclude lo scienziato, è importante tenere conto che condividere un’informazione su una piattaforma social è una decisione che coinvolge la collettività più che il singolo.


Fonte: WIRED.it