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La Cina sta usando le auto elettriche per spiare i suoi cittadini?
Post by: Mv service
20/09/2020 16:15

Pechino ha vinto la corsa alla mobilità elettrica, con un settore dai ricavi miliardari: ma prima di espandersi a livello internazionale, dovrà chiarire con chi condivide le informazioni che raccoglie sulle auto

Un incrocio a Taiyuan, provincia dello Shanxi. (foto: Qilai Shen/Bloomberg)

Nel 2018, in Cina sono state vendute più auto elettriche che nel resto del mondo. Nell’anno che si è da poco concluso, secondo le stime, dovrebbe essere stato tagliato il traguardo di un milione di nuove auto elettriche messe in commercio. Il boom degli Ev (electric vehicles) – guidato da produttori cinesi come BYD e Bejing Automobiles Works – è in pieno svolgimento: il mercato ha fatto registrare quasi il +100% rispetto al 2017 ed è in netta controtendenza rispetto a quello delle auto con motore a combustione (che nel 2018 è sceso del 6%, fermandosi a 22,7 milioni di auto).

Nonostante questo, il rapporto tra la Cina e i veicoli elettrici ha origini abbastanza lontane. Per la precisione, inizia nel 1999; quando le autorità decisero che i veicoli elettrici a due ruote la cui velocità non superava i 20 chilometri orari potevano essere equiparati alle biciclette. E quindi essere utilizzati senza patente e con il permesso di circolare sulle piste ciclabili; limitando contemporaneamente la libertà di circolazione dei motorini tradizionali nelle parti centrali delle città. Risultato? Oggi nel mondo ci sono 250 milioni di scooter elettrici; il 99% di questi si trova in Cina. Non solo: l’80% dei gas serra che sono stati evitati grazie all’utilizzo dei veicoli elettrici è merito proprio di questi motorini.

Tutto quel che la Cina ha imparato nel campo delle due ruote, adesso lo sta trasportando nelle auto: negli ultimi dieci anni sono stati investiti 60 miliardi di dollari per creare un’industria automobilistica elettrica, spendendo anche in incentivi per il loro acquisto e penalizzando quello delle auto tradizionali. Nel corso del 2019, però, il compito di garantire la continua crescita del mercato Ev si sposterà direttamente sulle spalle dei produttori, attraverso un sistema di cap and trade che obbliga i produttori a costruire una certa quota di auto elettriche (o di acquistare i crediti da produttori che hanno ecceduto la loro quota) e impedirà – secondo quanto riporta la Bbc“la nascita di nuove aziende che producono solo auto con motore a combustione”.

Nello stesso tempo, in città come Pechino e Shanghai, chi acquista un veicolo elettrico riceverà gratuitamente la targa necessaria alla circolazione; mentre gli altri dovranno partecipare a una lotteria (Pechino) o a un’asta (Shanghai). Il concetto, insomma, è semplice: dopo aver garantito per anni la crescita del mercato attraverso incentivi economici, adesso la strategia del governo cinese è quella di costringere i produttori a fabbricare auto elettriche e penalizzare i consumatori che insistono ad acquistare auto a benzina o diesel. Tutto questo, mentre in città come Shenzhen il 100% dei 16mila bus che circolano sono elettrici; così come la stragrande maggioranza dei taxi.

La Cina si trova quindi all’avanguardia in uno dei mercati più importanti del futuro; con l’obiettivo non solo di migliorare l’asfissiante inquinamento delle sue città, ma anche di ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e cementare la sua leadership in un settore dall’alto tasso tecnologico. Ma il mercato cinese sta diventando sempre più attraente anche i produttori occidentali: Tesla ha appena iniziato la costruzione di una nuova gigafactory a Shanghai, che produrrà principalmente la Model 3 con l’obiettivo di fabbricare circa 500mila veicoli l’anno.

Oltre a Tesla, sul mercato cinese sono entrati anche produttori come Nissan, Toyota, Volkswagen, BMW e Volvo; tutti pronti a competere su un mercato in cui la penetrazione delle auto elettriche non è paragonabile a quella di nessun mercato occidentale (fatta eccezione per la Norvegia, che rappresenta però un mercato enormemente più piccolo). La concorrenza sarà dura: al momento, in Cina ci sono oltre 100 produttori autoctoni di auto elettriche che non hanno nessuna intenzione di farsi sottrarre quote di mercato e che, al contrario, stanno iniziando a puntare anche oltre la Grande Muraglia.

Stiamo per essere invasi anche in Europa da suv cinesi come il Baic X25 e da utilitarie come la Chery Qq3? Molto probabilmente, no: “I veicoli cinesi hanno prezzi molto competitivi, ma non si può fare un paragone con i modelli occidentali”, ha spiegato sempre alla BBC l’analista Vivek Vaidya. “Difficilmente domineranno un mercato come la Germania, ma potrebbero prendere di mira mercati asiatici come l’India o l’Indonesia.

La ragione non sta soltanto nella diffidenza che i consumatori europei o americani potrebbero ancora avere nei confronti della qualità dei prodotti cinesi (diffidenza che, almeno nel mondo hi-tech, sta rapidamente venendo superata); ma anche in alcune caratteristiche delle auto elettriche cinesi che dalle nostre parti potrebbero non essere particolarmente apprezzate.

Per esempio, vi piacerebbe che la vostra auto monitorasse in tempo reale ogni vostro spostamento e inviasse queste informazioni a una centrale di controllo governativa? Come noto, in Cina non vanno molto per il sottile quando si parla di sorveglianza di massa; e da oltre un decennio il controllo pervasivo della popolazione passa anche attraverso le auto elettriche. La maggior parte degli utenti cinesi potrebbe anche non esserne consapevole, ma le loro auto inviano costantemente informazioni ai produttori – il luogo in cui si trovano, lo stato della batteria, il tempo di ricarica e altro ancora – che a loro volta sono obbligati a inviare tutti questi dati al National Engineering Laboratory for Electric Vehicles.

“Lo stiamo facendo dalle Olimpiadi di Pechino di 10 anni fa”, ha spiegato il direttore del centro Sun Fengchun. “In questo modo, possiamo prevedere che cosa potrebbe andare storto nel funzionamento dell’automobile prima che si verifichi un incidente, inclusi problemi con il motore o la batteria, e fermare l’auto da remoto. Il laboratorio, fondato nel 2009, è quindi in grado di ricevere informazioni da 1,6 milioni di veicoli elettrici e ibridi (circa la metà di quelli venduti dal 2014); indipendentemente dal fatto che siano costruiti da produttori cinesi o occidentali, visto che anche aziende come Tesla, Nissan e Volkswagen partecipano al programma.

Considerando i diffusi timori che le aziende cinesi, spesso direttamente collegate al governo, utilizzino i dispositivi venduti all’estero anche per operazioni di spionaggio, è difficile immaginare che i produttori di auto elettriche della Repubblica popolare trovino grande spazio sui nostri mercati, almeno finché non saranno in grado di garantire che nessuna informazione venga condivisa con un governo autoritario che avrebbe addirittura il potere di bloccare le auto da remoto. La sorveglianza effettuata attraverso le auto, però, dovrebbe suscitare qualche timore anche in patria: tra i tanti ambiziosi piani tecnologici di Pechino c’è infatti anche quello di iniziare a mettere in commercio veicoli autonomi entro la fine del 2020.

Una prospettiva forse non del tutto realistica (in questo campo, la tecnologia statunitense è ancora molto più avanzata), ma che ci permette di immaginare la mobilità del futuro nelle città cinesi: automobili elettriche e autonome che si muovono ordinatamente per le metropoli; inviando informazioni di ogni tipo a una centrale di controllo. E che magari, un domani, si dirigeranno da sole verso la più vicina centrale di polizia nel momento in cui un loro passeggero verrà segnalato come persona sgradita al governo.


Fonte: WIRED.it