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Apple e Samsung, dietro il calo di vendite il motivo più banale di tutti
Post by: Mv service
27/11/2020 16:15

Ci basta lo smartphone che abbiamo già. I due colossi lanciano nuovi modelli a un ritmo così frenetico che non percepiamo più l'esigenza di comprarne

Il 2019 inizia con il freno a mano tirato per Apple e Samsung. I due storici avversari del mondo dell’hi-tech rallentano in maniera sensibile soprattutto a causa del calo delle vendite degli smartphone. E io non posso non osservare che un certo punto doveva succedere. La forza di gravità prima o poi doveva avere effetto anche per quelle aziende – soprattutto Apple – che l’hanno sfidata continuando a far volare i propri conti trimestre dopo trimestre, anno dopo anno. Ma penso che le spiegazioni che stiamo leggendo in giro non siano del tutto accurate. Secondo me c’è un passaggio, piccolo ma significativo, che stiamo trascurando. Ma andiamo con ordine e ricapitoliamo quel che sta succedendo.

(Foto: Apple)

Apple oggi è la quarta più grande azienda al mondo per capitalizzazione di mercato. Un ottimo risultato sulla carta, se non fosse che è stata a lungo la prima. Anzi, di gran lunga la prima. E che lo scorso agosto aveva superato, per la prima volta nella storia delle Borse, i mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato (cioè il valore combinato di tutte le sue azioni). Un valore enorme evaporato in parte nell’arco di pochi mesi. Tutto da rifare, insomma. Cosa è successo?

Secondo Tim Cook la colpa principale di tutto questo è dovuto al calo delle vendite degli iPhone (che sono i due terzi del fatturato di Apple). Colpa, tra gli altri, della Cina (dove ci sarebbe addirittura un boicottaggio informale dei prodotti americani a partire da iPhone) e degli altri paesi emergenti, che non stanno più comprando i telefoni con gli stessi volumi di prima. Ma non c’è solo questo. C’è anche l’idea che diminuiscano in modo netto i sussidi degli operatori di telefonia mobile, per cui si vende meno anche nei paesi occidentali. E infine, colpa del fatto che per la prima volta i telefoni cinesi di fascia media costano poco e vanno “abbastanza” bene. Per di più con un design e tecnologie virtualmente identici a quelle di Apple.

Le stesse considerazioni si possono applicare anche a Samsung, che per molti anni è stata l’altro spirito guida del mercato della telefonia mobile. Samsung che – dopo le ultime coraggiose scelte nel design degli apparecchi che l’hanno affrancata dal suo complesso di inferiorità nei confronti di Apple – oggi si vede assediata soprattutto dalle aziende cinesi e taiwanesi, e ha gli stessi problemi di Apple.

Il motivo più profondo del rallentamento nelle vendite sarebbe dovuto all’aumento del prezzo degli apparecchi. Si vendono meno telefoni perché costano di più, rispetto alla concorrenza di fascia media. E, semplificando quel che ho letto in questi giorni, l’aumento sarebbe in buona parte pilotato per compensare il calo delle vendite. Cioè: Apple farebbe pagare di più i suoi telefoni per crescere grazie ai margini anziché ai volumi. Secondo me questa interpretazione è scorretta, se non altro da un punto di vista finanziario. Mi spiego.

Apple nelle sue dichiarazioni finanziarie (come tutte le aziende quotate in Borsa) deve indicare anche i margini che l’azienda fa con i suoi prodotti. Sono margini aggregati (cioè di tutti i prodotti e servizi) e negli ultimi cinque anni sono sempre stati circa del 38%. Se si torna indietro, a dieci anni fa, la fluttuazione era maggiore ma solo verso l’alto (il picco sono stati i margini del 44% nel 2012). Tim Cook ha indicato i servizi come la parte che invece sta crescendo di più nel fatturato di Apple, e ha chiarito che ha margini più alti della media del 38%. Ma se la nuova parte che cresce di più ha margini più alti e il totale invece rimane stabile, questo vuol dire che i margini dell’hardware in realtà si stanno riducendo. E questo è molto interessante, secondo me.

La mia idea infatti è che Apple, e in misura analoga anche Samsung, si trovino di fronte a un problema differente: l’innovazione che stanno mettendo nei telefoni è eccessiva. Mi spiego. Il ciclo di lancio di nuovi telefoni è molto veloce: esce un nuovo modello di 12 mesi, che si estendono a 24 se si guarda al totale delle innovazioni che vengono create per ogni piattaforma: iPhone 6 e l’anno dopo iPhone 7. Oppure iPhone X e l’anno dopo iPhone XS. In questo arco di tempo, per differenziare il nuovo telefono dal precedente, Apple e Samsung devono introdurre decine di nuove tecnologie o miglioramenti sostanziali a quelle esistenti, altrimenti il pubblico non percepisce l’innovazione del nuovo prodotto e quindi il bisogno di comprarlo. Il problema è che secondo me abbiamo superato la soglia dell’innovazione utile percepita.

I nuovi telefoni costano di più perché fanno oggettivamente più cose e hanno al loro interno nuove e migliori tecnologie. Addirittura hanno margini minori, per riuscire a infilare il maggior numero di possibile di tecnologie nei nuovi apparecchi. Ma semplicemente non sono considerate rilevanti.
Da un lato molti aspettano il 5G, e vedremo cosa succederà con le nuove reti. Apple con tutta probabilità non presenterà un iPhone con il 5G prima del 2020 e questo potrebbe non solo rallentare ulteriormente le sue vendite, ma anche creare un problema più ampio all’adozione delle reti di telefonia e dati di quinta generazione. Ma questo è un altro discorso.

Tim Cook nella sua lettera ha citato un altro, piccolo fattore (l’ha ribadito anche parlando con gli analisti) ma che secondo me è molto più importante di quel che non sembra. Cook ha detto che un impatto sul calo delle vendite è venuto dal programma di sostituzione delle batterie a un prezzo più economico. Un prezzo che ha permesso di rendere più conveniente, per gli utenti dei telefonini di due anni fa, di aggiornarne la batteria – la componente che si deteriora più velocemente – mantenendo lo stesso apparecchio, anziché comprarne uno nuovo con una batteria più capace ed efficiente.

Sono convinto che una buona parte del calo di vendite derivi anche da questo: nel 2018 molti hanno trovato più conveniente far ripartire il proprio vecchio telefono con una batteria nuova che non comprarne un altro, dotato di tecnologie non percepite come rilevanti. Buona parte di quelli che usano uno smartphone di due-tre anni fa sono più che soddisfatti di come va, e non sentono il bisogno di cambiarlo tranne che per recuperare l’autonomia che va persa con il naturale logoramento della batteria che in due anni perde tendenzialmente più di un quarto della capacità, in alcuni casi anche un terzo, per arrivare a casi in cui ne perde la metà.

La mia conclusione insomma è questa: le persone nel 2018 non hanno visto niente di così rivoluzionario nei nuovi telefonini da giustificare un acquisto di un prodotto da più di mille euro, dato che con trenta euro o giù di lì potevano far ripartire il proprio “vecchio” ma perfettamente funzionante smartphone. E questo secondo me vuol dire che sbaglia chi innova poco ma, paradossalmente, può sbagliare anche chi cerca di innovare troppo.


Fonte: WIRED.it